sabato 14 gennaio 2017

AIDS: E SE NON FOSSE UN VIRUS??

“Aids: e se non fosse un virus?”
di Monica Russo

pubblicato sul trimestrale di medicina naturale “Salute è“
abbinato al mensile AAM TERRANUOVA n. 10 dicembre 03.

Numerosi oramai i ricercatori che mettono in discussione l’origine virale dell’HIV. La nuova ipotesi vede l’Aids come una malattia metabolica causata da più fattori e non da un virus che talaltro non è mai stato isolato.

La Scienza Ufficiale dichiara che l´Aids è una malattia causata da un virus chiamato HIV, il quale si replicherebbe all’interno delle nostre cellule T4 che costituiscono una parte importante del nostro sistema immunitario. Il virus si moltiplicherebbe fino a ridurre considerevolmente il numero totale di queste cellule, sottoponendo il "malato d´Aids" ad un’immunodepressione e a tutta una serie di infezioni secondarie innocue per la maggior parte delle persone ritenute "sane".
Questa definizione ufficiale sull’Aids è stata più volte contestata da molti scienziati, tra cui tre premi nobel e varie centinaia di studiosi. Tre noti ricercatori, il dr. Heinrich Kremer, il dr. Stefan Lanka ed il dr. Alfred Hassig non la condividono affatto, anzi vedono il ripetersi di uno stesso errore, che la scienza ha fatto nei confronti dello scorbuto e della pellagra, ritenute per decenni malattie infettive, e che hanno causato una psicosi di massa e l´isolamento di migliaia di persone. Caso analogo è avvenuto in Giappone con lo smom, un´epidemia degli anni ´60. All’epoca vennero spesi ben 15 anni per cercare il virus responsabile; la ricerca terminò nel momento in cui ci si rese conto che lo smom era provocato dalla tossicità di un nuovo farmaco.
L´esperienza di Kremer
Nato in Germania nel ´37, negli anni ´60 consegue un dottorato prima in medicina, poi in psichiatria e neurologia. Diventa quindi responsabile di un progetto di terapia sociale per tossicomani e carcerati, in seguito diventa medico di una clinica per tossicodipendenti con un comprensorio di ben cinque regioni tedesche e si occupa di riabilitazione psicosomatica e di ricerca clinica sulle profilassi di infezioni.
Nell’84 effettua la prima prova clinica del test di anticorpi HIV e lo ritiene non specifico. Si rivolge alle autorità sanitarie tedesche dichiarandone l´inefficacia, ma gli viene imposto l´obbligo di utilizzo. Accetta, chiedendo in cambio l´anonimità del test. Per ufficializzare la non specificità aggiunge alle provette dei pazienti, campioni del suo sangue e di quello dei suoi colleghi: mentre non tutti i pazienti risultano positivi, lui e i suoi colleghi risultano esserlo.
Trovata la conferma ai suoi dubbi sulla validità del test, da le dimissioni nell’88 in quanto contrario alla politica governativa sulle droghe e sull’uso di AZT nell’Aids. Nello stesso periodo prevede che nelle carceri tedesche, unico posto dove le persone vengono testate all’entrata e all’uscita per l’HIV, non ci sia mai stato alcun contagio nonostante la presenza di 20.000 tossicomani su 60.000 detenuti. E così è stato. A distanza di 10 anni, incredibilmente, i dati ufficiali confermano la sua previsione; solo malattie veneree ed epatiti risultano essere state veramente trasmesse.
Le certezze di Lanka
Biologo molecolare di 37 anni, ha lavorato presso l´Università di Costanza in Germania, dove risiede, ed ha conseguito un dottorato in virologia. I suoi importanti studi lo hanno condotto ad occuparsi del problema Aids portando un notevole contributo.
Essendo virologo ha verificato la procedura per l´isolamento dell’HIV e ha scoperto che questa non è mai avvenuta, il virus non è mai stato fotografato isolato.
I risultati di Hassig
Immunologo, è stato consigliere dell’Oms e direttore del programma di raccolta e distribuzione del sangue per la Croce Rossa svizzera a livello mondiale.
Hassig avverte che a livello biologico nell’Aids avvengono le stesse reazioni che vediamo nella sepsi da shock traumatico in tempi molto rapidi e nella malnutrizione in maniera più lenta, e che portano al catabolismo, alla morte delle cellule e alla mancata riproduzione delle stesse. Quindi l´Aids, conclude Hassig, è una malattia metabolica e non virale.
Le cause sono cumulative: psichiche, tossiche, infettive, traumatiche e nutrizionali. Nel malato di Aids è molto dannoso lo stress psichico, dovuto alla "sentenza di morte" che riceve una volta testata la sieropositività. A questa vanno aggiunte le cause tossiche per il consumo di droghe e l´utilizzo di terapie velenose quali AZT, Bactrim e antibiotici, le infezioni dovute a epatiti ricorrenti, gli eventuali danni da vaccini, ecc.
Dalla collaborazione di Kremer e Hassig, e alla luce del lavoro dei nobel Robert Furchgott e Louis Ignarro sulla funzione dell’ossido di azoto (NO) nella modulazione dell’immunità cellulare, diventa chiaro quanto non sia più necessario responsabilizzare un ipotetico virus, per spiegare il "quadro AIDS", ma si possa invece dimostrare l´origine metabolica e non virale della stessa.
Il dr. Kremer ha tenuto l´anno scorso un seminario, in Italia, per 12 medici e terapeuti. In quei quattro giorni ha trasmesso loro il risultato dei suoi studi, sostenendo che solo una reale comprensione della malattia può determinare una possibile cura, ed essendo una malattia provocata da molti fattori, bisogna osservare la storia particolare di ogni paziente e vedere quali sono i fattori predominanti per quella determinata persona, quindi agire equilibrando, sviluppando e stimolando il corretto funzionamento dell’organismo.
Ovviamente è fondamentale capire che non si è stati contagiati da nessun virus mortale. Con questa comprensione il dr. Kremer invita ogni medico e terapeuta ad applicare il metodo di cui ha esperienza per poter ripristinare la capacità di autoregolazione del corpo.
Essendo un medico ufficialista, opta per una terapia ortomolecolare per rinforzare l´equilibrio red-ox generale, analizzando minuziosamente i processi di formazione dell´energia cellulare, individua i blocchi che si generano nella sua alterazione e che creano circoli viziosi. Utilizza come cura aminoacidi (n-acetil cisteina, arginina, glutammina), acidi grassi ( omega 3 e 6 ) ma anche antiossidanti naturali della medicina tibetana, anche se il riequilibrio può essere ottenuto da terapie diverse purché siano dirette al miglioramento del metabolismo.
Il riequilibrio intestinale
Tutti i ricercatori indipendenti che stanno investigando sull’Aids, partendo da punti molto diversi, stanno convergendo nel fatto che questa malattia si può riassumere come una grave disbiosi intestinale, ossia la rottura dell´equilibrio tra la flora intestinale ed i funghi normalmente presenti.
La Dr.ssa Clark osserva che la stessa situazione la troviamo in tutti i casi di cancro e anche la medicina ufficiale inglese riconosce pubblicamente, in un articolo apparso sul quotidiano spagnolo "El Pais" agli inizi di luglio, la relazione tra vaccinazioni e autismo nei bambini. L’organismo dei bambini più deboli invece di produrre solo anticorpi, si ammala di un´infezione intestinale che provoca una cascata a catena di eventi: disbiosi intestinale con aumento dei funghi, i cui metaboliti bloccano i ricettori neuronali di zone del cervello in una fase di crescita ancora molto delicata, che non reagiscono più agli stimoli normali.
Si può quindi comprendere quanto sia importante la salute intestinale in tutte le malattie. Nei malati di Aids è molto comune la proliferazione squilibrata di candida che produce una grande quantità di sostanze tossiche per i mitocondri delle cellule, determinando nell’organismo uno stato di deficit energetico e quindi un circolo vizioso.
Un aspetto importante della funzione intestinale è la pulsazione dinamica che possiamo osservare nei bambini appena nati. Questo movimento è rapidamente perso in quasi tutti noi durante il processo "educativo", quando oramai è ben noto che la formazione e la distribuzione dell’energia nel corpo avviene attraverso la pulsazione spontanea dell’addome. Qualora ciò non accada, a causa di forti traumi o di rigidità addominale eccessiva, si può verificare un´alterazione delle placche di Peyers, il cervello dell’intestino (veri e propri neuroni collegano direttamente l´aspetto fisico a quello emotivo), e si crea un terreno scompensato che predispone a malattie soprattutto di natura intestinale destinate a comparire dopo anni o decenni.
Ritrovare la propria vitalità
Un´interessante intervista è andata in onda su Reporter (RAI 3): Pierluigi Ighina ex collaboratore di Guglielmo Marconi, ormai novantenne, ma in ottima forma, spiegava come studi recenti analizzano le onde radio a forma di spirale.
Osservando il guscio della lumaca alcuni studiosi dimostrano che è formato dall’incrocio di due spirali, la cui forma è simile a quella di certe onde radio. Proseguendo gli studi, hanno scoperto che dalla Terra parte una spirale che incontra e converge verso un’altra spirale proveniente dal sole. In quell’occasione Ighina disse: "L´incontro delle due (spirali) crea "l´atomo magnetico pulsante", manifestazione di tutta la materia. L’atomo magnetico mentre prende l´energia dal cielo si apre, quando l´accumula dalla terra si chiude. E così anche noi: tutto pulsa, ciò che non pulsa, non vale niente".
Il processo di guarigione è ripristinare questa pulsazione e rimettere in moto quel processo dinamico fatto di movimento, respirazione, comunicazione, riequilibrio e crescita personale, di fondamentale importanza nella cura. A seconda dei casi è necessaria l´integrazione di sostanze e di discipline diverse per aiutare il corpo a riprendersi quando lo squilibrio dura da molto tempo.
E´ interessante l´esperienza del dr. Jon Kaiser di San Francisco, che pur accettando l´esistenza del virus HIV, ritiene dannosa l’assunzione dei farmaci antiretrovirali, proprio per la loro tossicità. Accetta il loro uso solo in casi di necessità grave e li sospende quanto prima. In alternativa propone una dieta equilibrata e del sano esercizio fisico combinati con tecniche di lavoro “corpo-mente”, come meditazione, yoga o altro e con il sostengo psicologico dei gruppi di aiuto.
Tutto ciò da forza alla richiesta, fatta dal mondo dei dissidenti, che auspicano la riattivazione della ricerca e la risoluzione di questo dramma sociale, che continua a mietere vittime in nome di un virus mai isolato, di un’epidemia inventata e di una Scienza che non è più garante della sua integrità.





Decalogo delle incongruenze secondo gli studi di Lanka, Kremer e Hassig

La teoria che l´Aids sia una malattia virale non è mai stata comprovata scientificamente.
Il dr. Gallo annuncia nell’aprile ´84 che l´HIV è la probabile causa dell’AIDS; questa sua teoria non è mai stata discussa in un aperto dibattito scientifico. Il giorno dopo la stampa tramuta la ipotesi in certezza, eliminando la parola probabile.
Purtroppo, dalla metà degli anni ´70, da quando le scoperte scientifiche sono brevettabili, si è affermata una procedura molto poco etica: si può affermare l´esistenza di un virus, senza doverlo isolare, ma deducendone la presenza da parametri indiretti stabiliti dagli stessi ricercatori. Anche l´esistenza del Virus Epatite C è stata dedotta in questo modo.

L´HIV non esiste.
Tutti i parametri utilizzati per dimostrarne l´esistenza (presenza di trascrittasi inversa, proteina a densità di 1,16, proteina p24, p128, ecc.) sono presenti in cellule normali, in tutte le persone, in diversa concentrazione.

I test sono inattendibili.
La soglia di concentrazione necessaria per ritenere positivo il test è stata definita arbitrariamente. Prima di eseguire i test, il sangue viene diluito (500 volte nell’Elisa* e 50 nel Western Blod*). Senza diluizione tutti risultiamo sieropositivi.
La dr.ssa australiana Eleni Papadopulus ha scoperto che tutte le proteine attribuite alla membrana del virus, sono prodotte normalmente da tutti ed elenca ben 78 cause diverse, che per l´alta concentrazione di dette proteine, danno positivo al cosiddetto test Hiv. Le più note sono: epatiti, vaccinazioni, influenze, malattie virali, l´aver partorito più di un figlio, cancro, malaria, artrite reumatoide, dislipidemia (sangue con elevati livelli di grasso o liquido) ecc.

L´Aids non è una nuova malattia.
Secondo il Centro per il controllo delle malattie (Center for Desease Control - CDC) è un insieme di 29 affezioni, tra cui micosi, herpes, polmoniti, diarree, alcuni tipi di cancro (linfoma non hodgkin, linfoma tipo Burkit, linfoma primitivo cerebrale, carcinoma delle cervice uterina), ecc.; queste affezioni diventano Aids quando il soggetto risulta positivo al test dell’HIV.

Le statistiche epidemiologiche sono state gonfiate.
Le proiezioni logaritmiche sono risultate false, perché è stato usato un sistema cumulativo che somma ogni anno il numero dei casi per il numero totale degli anni. I criteri di valutazione appaiono quindi diversi da paese a paese: in Canada il 25% degli americani dichiarati "Aids" non lo è, in Africa bastano tre sintomi classici (diarrea, tosse o perdita di peso) accompagnati da un disturbo ritenuto secondario (prurito o ingrossamento delle ghiandole) per essere dichiarati Aids.

L´AZT non è un nuovo farmaco.
E´ un chemioterapico degli anni ´60 riconosciuto da subito troppo tossico dopo una sperimentazione effettuata sui topi nel ´64, che ne evidenziava l´altissimo potere di avvelenamento.
E´ noto che i chemioterapici producono effetti devastanti sul sistema immunitario e sull’intestino.
Dell´AZT si sosteneva che aumentasse il numero dei linfociti, ritardando l´insorgere della malattia, ma studi successivi, compreso il famoso "Concorde", stabilirono un modesto incremento dei linfociti T4, solo per un breve periodo, e nessun ritardo nell’insorgere delle infezioni opportuniste, ma la sua assoluta inefficacia a migliorare la salute. Difatti l´aumento dei linfociti iniziale è dovuto ad una reazione di difesa dell’organismo nei confronti di questo farmaco, che distrugge il midollo osseo e lo rende incapace a produrre quei linfociti che dovrebbero poi maturare nell’intestino ma che sono destinati a non accrescersi in un ambiente intossicato e inospitale.
Secondo i dati del Ministero della Salute Italiano, la prima diminuzione dei casi di morte per Aids si ha nel momento in cui la somministrazione dell’AZT passa da 1500mg/die a 500mg/die.

Gli inibitori.
Gli inibitori della proteasi, secondo la Medicina Ufficiale, attenuano la proliferazione del virus HIV e la riproduzione dei funghi, svolgono un´azione antinfiammatoria, diminuendo la carica virale. Il paziente viene informato che la malattia diventerà cronica e ciò contribuisce a creare una diminuzione del terrore sottile che accompagna la diagnosi mortale, generando un importante feed-back positivo.
Ma le ricerche evidenziano che tali terapie interrompono numerose funzioni del sistema immunitario, essenziali per la sopravvivenza della cellula umana e bloccano la digestione del cibo e dei grassi con la conseguente produzione di calcoli nei vari organi, oltre a depositi in varie zone del corpo.

L´esame della viremia è male interpretato
Lo stesso ideatore del test Kary Mullis - premio nobel del ´93 - dichiara che è impossibile con il suo metodo misurare la carica virale, poiché la PCR (è questo il nome dell’esame) è talmente efficiente che amplificherebbe qualsiasi RNA (acidoribonucleico), senza distinguere se appartiene al virus o a qualche altro contaminante.
Nel risultato della viremia dell’Ospedale Civile di Brescia, nel 2000, si avvisa che il test è valido solo se la persona è sieropositiva. E se è sieronegativa di chi è questo RNA?
E´ importante comprendere che la carica virale è studiata facendo completo affidamento sulla PCR.

L´Aids non è una malattia virale, quindi non è contagiosa.
L´Aids è una grave alterazione metabolica e differenti studi di ricercatori dissidenti stanno convergendo nel ritenerla una grave forma di disbiosi intestinale. Quindi metodi e parametri per la cura prevedono la detossicazione dell’organismo ed il riequilibrio della flora batterica, analizzando caso per caso carenze e disfunzioni, in modo da attuare per ciascuno una cura mirata.

Note:
* I due test utilizzati per accertare la sieropositività.